8/12/2010

382 - Diga del Vajont

Dei 28 professori (senza contare assistenti e schiavetti) che ho incontrato durante la mia carriera universitaria, alcuni mi hanno lasciato tanto, alti mi hanno lasciato poco. Di alcuni non ricordo nemmeno il nome, ma di altri ricordo benissimo alcune lezioni!

Tra gli indimenticabili sicuramente c'e' il Professor Sciotti, in particolare la sua lezione sulla diga del Vajont, praticamente a fine corso.
E' stata una di quelle lezioni che "ti segnano", in un certo senso.
E dopo una lezione cosi, non puoi certo dimenticare che la diga del Vajont sta ancora in piedi, e che il "disastro del Vajont" fu causato da una gigantesca frana caduta nel bacino nottetempo, la quale innesco' una gigantesca onda che scavallo' la diga, ecc ecc (vedi qui).
(non voglio qui soffermarmi sulla geologia, l'ingegneria, il disastro ecc)

Ho seguito il corso di geologia nel 2002.

8 anni dopo compro un libro, dal titolo "Famous Engineering Landmarks of the World". Dentro c'e' un paragrafetto per varie opere ingegneristicamente interessanti sparse per il mondo. Si parla anche della diga del Vajont.
Copio e incollo.

"[...] When this arch dam collapsed on 9 October 1963, its reservoir was almost completely full. [...] The Vajont was destroyed by underground streams that seeped through the unstable rock below the dam. Technically, the dam did not collapse, it was tipped by the force of the water tunneling beneath it."

In base all'autore, la diga e' quindi collassata. Anzi, e' stata distrutta dal flusso di acqua sotto la diga.
Non ho parole.
Semplicemente gli comprerei un biglietto aereo, poi gli pagherei il taxi dall'aeroporto, e poi gli farei percorrere il coronamento della diga, che pare ora sia aperto al pubblico.

Dopo aver letto cio', come faccio a "credere" alle altre cose che stanno scritte su sto libro?

8 commenti:

Ali ha detto...

Anche io credevo che il disastro fosse avvenuto per un cedimento della diga. Non so se questo è dovuto ad una cattiva informazione (in Italia? Strano!) o solo alla mia ignoranza in materia... beh, ora lo so.

Certo prima di scriverne su un libro mi informerei bene...

:)

Marica ha detto...

esatto, prima di scriverlo ti informeresti :-)

io lo sapevo perche' l'avevo studiato, mica per altro, ma se dovessi scrivere delle cose prima mi informerei bene....

Anonimo ha detto...

"Dopo aver letto cio', come faccio a "credere" alle altre cose che stanno scritte su sto libro?"

Esatto basterebbe questo semplice accorgimento.
Cmq io in generale ho imparato a non "credere" (nel senso religioso del termine) in alcun pensiero d'altri. Al massimo arrivo a concordare, ma questo prevede una elaborazione personale.

Vajont:
Per alcuni aspetti (direi, girone d'andata)
Natura vs Ingegneri italiani 0 - 1

per altri, ben più importanti probabilmente (girone di ritorno)
Uomo vs Natura -1912 - 0

PS: tale sedicente scrittore avrebbe potuto investire alcuni secondi del suo preziosissimo tempo per una elementare (nel senso della classe scolastica) ricerca su Wikipedia (la foto vede la diga integra).

Ah! La sezione Idraulica del Genio Civile Italiano di un tempo...quando, tra gli altri, anche il genio militare americano veniva con rispetto a cercare di carpirne i segreti.

Tra l'altro,ma non vorrei dire castronerie, nessuna diga di reale progettazione italiana in territorio italiano (e forse anche estero...ma non ci giurerei, per via delle ditte straniere appaltatrici) è mai "collassata" (che pessimo termine per una diga!! le spinte, e "sotto" che siano, non fanno collassare...ma qui probabilmente entra in gioco l'italianizzazione di un significato anglosassone). In italia, che io ricordi, solo un invaso di decantazione materiale inerte (e quindi probabilmente di privato) in quel di Bolzano (o cmq in Trentino) dopo varie chiare, nette e ben identificate avvisaglie "ruppe". Se ne prevedette persino la conseguente formazione di un sbarramento naturale più a valle con altrettanto conseguente invaso, che si provvide a svasare in sicurezza.

Ciò che gli ingegneri idraulici italiani hanno progettato (guidandone la realizzazione) non è mai venuto giù...anche contro carichi di ben varie volte superiori a quello limite di progetto. E questo è un fatto. Tali opere sono state usate per far avanzare la scienza dell'idraulica (disciplina in cui gli italiani sono stati da sempre maestri).

Apparirò leggermente ;) di parte ma questa è la verità. Tanto che aggiungo che quanto è stato, purtroppo oramai non è più...per molti aspetti.

Ah! LA TAUROMACHIA...

Un collega

Nikla ha detto...

la diga non è venuta giù, non è collassata, ma molto probabilmente non doveva neanche essere costruita in quel luogo. Da quello che ho letto la valle del Vajont non era geologicamente idonea per costruire una diga, poi c'è stato il problema del lago artificiale con una quota di acqua al di sopra del limite di sicurezza...
Io non ne capisco nulla né di ingegneria né di dighe...però sicuramente dietro molte grandi costruzioni c'è soltanto business per pochi e non il bene per la popolazione.

Marica ha detto...

Collega: :-) guarda, quasi non si capisce che sei un ingegnere leggendo quello che scrivi :-)
Se nessuna diga progettata da italiani e' mai crollata, sono ben contenta (anche perche' lavoravo in uno studio di progettazione dighe)!
Cmq si... secondo me gli ingegneri di una volta non ci sono piu'... o meglio, ci sono ancora, ma sono una piccola percentuale rispetto al numero degli ingegneri che ci sono oggi.

Nikla: a quanto ricordo, i geologi si erano accorti di qualcosa che non andava e avevano consigliato agli ingegneri di svasare al piu' presto... ma gli ingegneri prima avevano preso tempo.. e poi cmq per svasare ci si mette del tempo.. e poi e' successo quello che e' successo! Sicuramente c'e' stata un po' di ambizione... pero' spero che la valle fosse geologicamente "adatta".. cioe', lo voglio sperare...
E si, se parliamo in termini di perdite umane, che la diga sia collassata o meno non cambia niente :-(

Anonimo ha detto...

Stiamo parlando di un'epoca in cui alcune opere ingegneristiche costituirono vere e proprie imprese intellettuali. La diga del Vajont, la più alta per l'epoca, è stata una incredibile sfida scientifica. Forse può apparire non chiaro a chi non sia del settore che cosa potesse voler dire realizzare opere di quel genere fino a quei tempi!

I dati che da essa ne derivarono permisero negli anni di realizzare opere in tutto il mondo che contribuiscono ancora oggi a far funzionare vari strumenti elettronici che tutti usiamo.

Quello che è successo,però, è ciò che accade quando non si vuole solo chiedere aiuto alla natura ma la si vuole costringere con presunzione al proprio volere a causa della troppa fiducia nei propri mezzi (ribadisco...fiducia oltremodo ben riposta...la diga sopportò spinte inimmaginabili, ben oltre i valori limite massimi di progetto...è duro da accettare, ma ingegneristicamente parlando fu un successo).

La Diga è ancora là a parlarci di tutto questo. Monumento a due delle qualità più contrastanti nell'uomo che però spesso camminano a braccetto producendo danni: l'ingegno e la superbia.

Io da ing non posso non guardare con ammirazione all'aspetto tecnico di quell'impresa. Le teste di quei progettisti realizzarono a quell'epoca un velo di cemento arcuato che resistette al colpo di maglio paragonabile a quello di una intera montagna! (basta vedere le immagini del livello piano campagna a monte della diga oggi).Le dighe sono muri "per tenere" acqua in esercizio fino ad un certo livello...quella resistette alla spinta dinamica di alcune centinaia di milioni di m3 di roccia mentre altrettanti milioni di acqua invasati esercitavano la loro azione statica.I Pesi specifici in gioco sono totalmente diversi!

Altresì inorridisco davanti alla cecità (voluta e cercata) riguardo i tanti segnali che la natura ha inviato agli avidi superbi.
Già soltanto durante le "presentazioni" di circostanza, quando si sentono i nomi di chi ti ospita, avrebbero dovuto iniziare a capire..."Piacere io sono il monte TOC...così chiamato perchè me ne cado a pezzi".

Lo scrittore Mauro Corona ha toccato vette liriche parlando di quegli eventi che lo hanno colpito tra gli affetti più cari (come tanti altri ad Erto, Casso e soprattutto Longarone).

E' fare un torto ai bravissimi ingegneri che vi lavoravano imputare a loro il disastro.
Anzi una volta che altri decisero di realizzarla essi la costruirono come meglio non si potesse fare.

Quando parlo con alcuni "profani" pongo un assurdo: "E se la diga non fosse stata su??" Se fosse stata spazzata via (come probabilmente tutti avrebbero creduto con quei valori di spinta)?
Le vittime sarebbero state parecche volte di più. Un'onda di piena di fango da rottura istantanea con invaso al colmo avrebbe voluto dire parecchi paesi a valle rasi al suolo.
Longarone invece fu colpita da volori prossimi "solo" allo scolmo d'acqua.
Lo sbarramento arificiale (ripeto, di fatto solo un velo di cemento alla scala della montagna) blocco gran parte della roccia in movimento proveniente dal fianco.

Scusate

Un collega

Anonimo ha detto...

Marica, se scendiamo al discorso delle varie categorie professionali allora dobbiamo dire che infine ci furono dei geologi che apposero la firma su relazioni positive e favorevoli alla realizzazione.

Gli ingegneri si misero in moto da lì in poi.

Altra cosa...svasare velocemente mentre il fianco colava come marmellata nel bacino in prova di collaudo (e quindi col pelo libero che ha via via aveva raggiunto parti mai sottoposte a gamma-saturo) avrebbe significato accelerare il movimento del fianco, paradossalmente la spinta idrostatica teneva su, o quantomeno rallentava, lo slittamento...e questo gli ingegneri lo sapevano bene.

Alla fine quando il fianco scivolò come su una lastra inclinata, ovvio cercare lo svasamento più veloce possibile...l'obbiettivo a quel punto era creare quanto più posto fosse possibile al nuovo ospite pesante e violento che arrivava minaccioso e di gran carriera.
Fu un gioco di equilibri.

Riassumendo tutti questi miei interventi:
Li la diga non s'avea da fare (e lo sapevano quanti insistettero per farla, compresi vari geologi e provocatoriamente direi anche vari residenti che da essa ci guadagnarono in varie fase ed in vari modi)...ma una volta presa la decisione della realizzazione gli ingegneri la progettarono e fecero realizzare quanto meglio non si potesse fare all'epoca (e forse tutt'oggi se con gli stessi mezzi del tempo).

Ed ora mi taccio davvero...
Già gli ingegneri sono spesso antipatici se poi divengono anche logorroici...

un saluto

Un collega

(queste comunque sono le conseguenze della febbre alla vigilia di ferragosto)

Marica ha detto...

Collega, grazie mille per le tue delucidazioni :-)
Sei stato molto chiaro.

Mi dispiace molto per la tua febbre, guarisci presto.