6/26/2012

992 - non trovo un titolo adatto :-)

L'altro giorno una parente mi ha chiesto "ma allora adesso che fai giu' in California?" e io ho risposto tutta contenta "la mamma!", al che lei ha ribattuto "ma come? hai studiato cosi' tanto per diventare ingegnere e ora fai la mamma?" e se ne e' andata ridendo :-/.
Avrei voluto farle notare che fare la mamma non consiste nello sfornare figli uno dopo l'altro e poi farli crescere allo stato brado (come ha fatto lei :-P), ma invece sono stata zitta e ho fatto una piccola riflessione...  e mi sono resa conto che ci ho messo esattamente lo stesso tempo per diventare ingegnere e per diventare mamma (c'e' una differenza di due mesi esatti, che credo sia irrilevante :-) ), quindi ho tutto il diritto di godermi il mio status (se mai ci fosse bisogno di giustificarsi).

Anyway, il succo del discorso e' un altro.
Ognuno di noi ha diritto di ricercare la propria felicita'.
Conosco diverse persone che dopo la laurea in ingegneria hanno trovato la felicita' e la self-realization da un'altra parte.. cosi' come conosco persone che sono felici facendo l'ingegnere.
E la felicita' non deve venire necessariamente dall'attivita' che si svolge, ma puo' arrivare anche da un hobby, da uno sport, da un viaggio, da una sfida, da una persona, da un luogo...l'importante pero' e' almeno provarci a cercarla, che il tempo passa in fretta.


[Ringrazio qui tutte le persone che mi hanno detto "si vede che sei felice".]







37 commenti:

Alessandra ha detto...

Mi fai ripensare a quando quattro anni fa ho lasciato il mio lavoro in uno studio legale per restare a casa a fare la casalinga e soprattutto la mamma (..va bè per questo ci ho messo un pò di tempo ma ormai ci simo quasi) e tutti ma proprio tutti mi dicevano che me ne sarei pentita, che uno che ha sempre lavorato non può rimanere a casa e che sarei caduta in depressione...in realtà vivo il periodo più felice e più pieno della mia vita, con le sfide che la vita pone ad ognuno di noi, però godo pienamente di me stessa e del mio tempo che posso riempire di ciò che più mi piace e della libertà di cambiare ogni giorno, fare la marmellata mi delizia, il lavoro all'uncinetto mi consola, persino fare le pulizie a volte mi dà grandi soddisfazioni, ho riscoperto una dimensione di vita più vera e più reale e certo non ho i capelli sempre in piega e lo smalto sulle unghie lo relego alle grandi occasioni però vuoi mettere il privilegio di starmene sdraiata sul divano a leggere tutti i libri accantonati in questi anni o poter passare un'ora semplicemente a guardare il sole che tramonta...

Anonimo ha detto...

le cose che mi fanno felice ultimamente sono:
essere moglie
essere zia
avere un blog
non so come sto messa, ma cerco di non giustificarmi più. BACI Ilaria frollini

Mel. ha detto...

deja vu! Ricordo in particolare la frase di una mia ex collega di universita' quando le dissi di essere incinta, disse: "peccato pero'". Si puo' essere cosi'...va, non trovo neppure un insulto all'altezza della sua affermazione :)
Io comunque non amo definire quello di mamma un lavoro: cioe', per me essere madre mica e' un lavoro , come non lo e' essere moglie, zia , etc.

Speranza ha detto...

Il titolo potrebbe essere: Semplicemente felice.
Brava Marica!

Parola di Laura ha detto...

io ormai ho smesso di rispondere a commenti del genere.
Io la mia felicità me la sto costruendo inseguendo il mio sogno, e se gli altri mi vogliono vedere solo casalinga e madre è un problema loro. Io sono strafelice alla faccia di tutti!

Fra ha detto...

Se mi posso permettere il commento, direi che è stato un po' rude da parte della parente... soprattutto, considerando che non ho dubbi che ti si legga in faccia che sei felice. Mah... o_O
E comunque ognuno trova la propria di felicità, nessun altro ha il diritto di giudicare!

Simonetta ha detto...

Ho lasciato il lavoro con il secondo figlio,non sono mai stata cosi felice, quando si fa una scelta liberamente e con allegria ( dico io) e tutta un'altra cosa,prima di tutto sei piu' serena con te stessa e vedi il mondo con altri occhi e affronti i problemi e i giorni di malinconia con un altro spirito.Rimango comunque dell'idea che una donna deve lavorare per avere la sua indipendenza,anche mentale,e si possono crescere figli senza fare la scelta obbligata: figli o lavoro.Ora tu fai benissimo a stare con il piccolo D, a godertelo e a vederlo crescere: c'e tempo per pensarci,qualsiasi decisione prenderai sara' solo tua.

Valentina VK ha detto...

io ho scelto con lo sposarmi di diventare in blocco expat - moglie a tempo pieno - cogliere l'occasione di non dover guadagnare per scrivermi la tesi di dottorato (non ebbi la borsa di studio perche' ovviamente si sapeva gia' a chi andava 3 giorni prima dell esame di ammissione), poi sono rimasta incinta pochi giorni dopo aver finito di scrivere la tesi, ho discusso con le nausee e da allora sono expat moglie mamma "a casa" in fase di raddoppio.
a parte che sfido un sacco di donne e uomini che fanno lavori con il loro nome fuori dall'ufficio, (come in teoria avrei dovuto fare io visto che ho superato l'esame da avvocato sempre un paio di mesi dopo essermi sposata, ormai 4 anni fa) a farsi 24 ore della mia vita "a casa" e provare come si sentono riposati dopo,
per me e' stato faticoso far accettare a mia mamma, che non ha potuto fare l accademia di belle arti come avrebbe desiderato perche suo padre era convinto che la donna doveva sposarsi prima possibile ed era inutile studiasse, che io dopo l universita' gli studi all estero la pratica e l esame passato, mettessi queste mie conoscenze in un cassetto.
A me manca il mio vecchio lavoro quando torno in Italia e vedo le donne immigrate emarginate e non posso piu aiutarle a fare qualcosa per migliorare la loro situazione con i seppur pochi strumenti che la legge mette a loro disposizione...ma quando un giorno tornero' a lavorare, non credo nemmeno piu che tornero' a fare l avvocato, magari mi inventero un piccolo business che si conciliera' bene con la mia vita familiare...insomma una cosa che ho imparato dal vivere in mezzo a mentalita' straniere e' che gli studi universitari non si fanno in primo luogo per trovare un lavoro (da questo approccio deriva che se non lo trovi o non lo vuoi avere, hai sprecato tempo) ma in primo luogo per sviluppare le proprie capacita', per acquisire un metodo di pensare e di operare in conseguenza.
Sono certissima che tutto lo smazzo che mi sono fatta ad imparare le procedure e' alla base della mia organizzazione domestica viaggiante, che tutti gli studi di diritto comparato mi hanno dato le chiavi per comprendere meglio le altre culture con cui sono a contatto giornalmente nella mia vita da expat, che gli studi di filosofia del diritto sono in qualche parte del mio modo di vivere i valori ed i principi ed educare mia figlia....
non e' stato tempo perso, sono la persona che sno oggi anche perche' ho fatto questi studi.
poi il fatto che sia diventata avvocato e' sempre un piano b di sicurezza nel cassetto, nel caso che qualcosa vada storto posso sempre tornare in italia e aprire studio in un garage e occuparmi di tutti quei casi di disgraziati con cui non si diventa ricchi ma con i quali ci potrei mantenere decorosamente la mia famiglia e fare anche qualcosa di utile. E non mi pare un piano b da buttar via.
Pero' davvero, di gente che va in giro con la pistola dei giudizi sempre carica e spara senza manco guardare a chi lo fa, e' pieno.

Anonimo ha detto...

E' incredibile ma molte persone percepiscano la felicita', come qualcosa che arrivi dall'esterno (e lasciamo perdere la questione italiane che la laurea ed il conseguente titolo ti rende migliore e ti dovrebbe appagare)...la meraviglia sta nel fatto che la felicita' e' uno stato d'animo che hai quando fai le cose che ti piacciono...e chi lo comprende e' davvero forunato perche' ne puo' vivere appieno ogni istante...a differenza di chi la insegue per rispondre a dettami sociali...

Pollon!

Caigo ha detto...

Il ragionamento è perfetto.
Degno di una perfetta "Mamma-Ingegnere" :-)

Cri ha detto...

domanda piu' frequente "ma adesso torni a lavorare?", perche' finora che ho fatto, dormito sull'amaca?
Marica, godiamoci 'sti figli perche' crescono troppo in fretta!

Destinazioneestero ha detto...

Come mi ci riconosco in quello che dici, Marica! Anch'io sto vivendo il moemnto più felice della mia vita facendo la mamma. Poi si vedrà.

Marica ha detto...

alessandra: la felicita' nelle piccole cose, esatto :-)

ilaria: :-)

mel: gia' piu' che un lavoro e' uno status, come appunto essere ingegnere :-D

speranza: :-D

parola di laura: inseguire i sogni e' bellissimo

fra: infatti!

simonetta: infatti infatti, non voglio fare la mantenuta a vita :-P, sono felice (appunto) di essere anche ingegnere, ora pero' voglio godermi Little D :-)

valentina: esatto esatto, anche io la vedo cosi'! tutto quello che ho studiato non e' andato perso, ma si rifletto in come siamo... in tutte le cose, anche per la gestione di little D, io e il marito andiamo avanti a fogli excell e tabelle di calcolo ;-D
quello che abbiamo studiato ci ha formato... e certo non escludo di tornare a lavorare, anzi!

pollon: esatto... e colgo l'occasione per precisare che mi sento bene (felice? soddisfatta?) da prima dell'arrivo di little D... nonostante tutto, credo di sentirmi felice da quando ho smesso di lavorare, perche' mi sono tolta una bella fetta di stress dalle spalle :-/

caigo: :-D

cri: ahahahah
oddio, devo confessare che anche il marito pensa che il giorno non faccio altro che girarmi i pollici :-/

destinazioneestero: :-)

Anonimo ha detto...

Marica, avro'capito male ma non e'carino dire che la tua amica ha sfornato figli per lasciarli allo stato brado solo perche'ha deciso di lavorare.
Mi attirero'le ire del sesso femminile, ma secondo me fare la mamma non e'un lavoro. La mamma che lavora fuori casa allora cos'e', una mezza-mamma? La mamma che decide di non lavorare non e'piu'mamma di quella che lavora, quindi rispondere "faccio la mamma" e'intrinsecamente sbagliato perche'parte dal presupposto che chi lavora fuori casa non faccia la mamma. Casomai e'piu'giusto dire "mi occupo a tempo pieno dei miei figli e della casa".

Non voglio creare polemiche, ovvio, e porto il massimo rispetto per le scelte di ognuno, ma sono cresciuta con una mamma lavoratrice a tempo pieno per scelta, passando i pomeriggi con una tata, e non per questo considero mia mamma meno mamma. Anzi, apprezzo il fatto che abbia trovato una sua dimensione al di fuori dell'essere "la mamma di".

Anonimo ha detto...

scusa non mi sono firmata nel commento precedente.

Visto che ci sono aggiungo anche che l'importante, come hai detto tu, e'essere felici delle proprie scelte e chissenefrega di quello che pensa la gente!!!

giulia

dario celli ha detto...

Confermo: ti abbiamo vista felice.
E tutto il resto non conta.
Per ora...

:-)

d. (e g.)

Tiziana Bergantin ha detto...

Ciao Marica sono Tiziana amica di Micaela/Nega. Sono mamma da... un bel po'. Fare la mamma non è paragonabile ad una condizione di lavoro. Non si "occupa" il tempo facendo la mamma, ma si partecipa ad un'esperienza che forse (per me senza dubbio) è la più importante della vita. Ma questo è il mio pensiero, non tutti possono concordare e si potrebbe parlarne per ore. Un saluto cara.

Anonimo ha detto...

Ciao,
volevo ringraziarti per aver condiviso con noi la tua esperienza.
Mi sono riconosciuta moltissimo, sopratutto nei commenti.
Anch' io, nonostante i pareri contrari di un'intera famiglia, ho deciso, assieme al mio compagno,di avere nostra figlia mentre stavo scrivendo la tesi di laurea (economia e commercio) e nostro figlio durante il dottorato. (durante la tesi è pure arrivato il terzo)
E' stata molto dura ma crearmi una mia famiglia a 24 anni - devo ammettere - è stata la migliore scelta della mia vita (E sono gia passati 12 anni! :))
Studiare in termine di titoli non mi è servito proprio a nulla ma in termini umani mi ha dato moltissimo... mi ha permesso di essere quello che sono.
Oggi ho un lavor(ett)o che ben si concilia con i tempi ed i ritmi di una famiglia di tre figli.
Mi sento di rispondere a Giulia che non è la stessa cosa essere una mamma che lavora ed una mamma che sta a casa.
E' vero, una mamma che lavora può fornire ottime attenzioni ai figli ma non sono le stesse che può offrire una mamma che sta a casa.
Un mamma che lavora non sempre ha "gli stessi tempi di presenza" di una mamma che sta a casa.
Non si può, poi, negare che in certi momenti i figli preferiscono i genitori alle tate.
In più ritengo che una mamma che lavora sia due volte stanca: stanca per la giornata di lavoro e stanca per tutto quello che può ricadere su di lei in un tipica famiglia italiana.
Ancora grazie
Marta

Gaia ha detto...

Marica come ti capisco, non sono ancora mamma ma non mi dici nulla di nuovo.
Io mi sono avvantaggiata in partenza secgliendo un corso di studi considerato da tutti "inutile" (cosa che a me interessava proprio poco dato che la penso esattamente con Valentina VK), tutti mi dicevano con aria di compatimento che non avrei mai trovato un lavoro. Ovviamente l'ho trovato 6 mesi prima di laurearmi.. E adesso già mi son sentita chiedere come farò con dei figli visto che lavoro tutto il giorno. E sono sicura che qualunque cosa sceglierò ci sarà sempre qualcuno che mi criticherà o mi guarderà con tanta compassione pensando che sia una sfigata/pazza/sprovveduta/incosciente.
Mi consola il fatto che nel 99% dei casi la scintilla di invidia negli occhi si vede proprio tanto, e io me la godo, oh se me la godo! :-)

Gaia ha detto...

Marica come ti capisco, non sono ancora mamma ma non mi dici nulla di nuovo.
Io mi sono avvantaggiata in partenza secgliendo un corso di studi considerato da tutti "inutile" (cosa che a me interessava proprio poco dato che la penso esattamente con Valentina VK), tutti mi dicevano con aria di compatimento che non avrei mai trovato un lavoro. Ovviamente l'ho trovato 6 mesi prima di laurearmi.. E adesso già mi son sentita chiedere come farò con dei figli visto che lavoro tutto il giorno. E sono sicura che qualunque cosa sceglierò ci sarà sempre qualcuno che mi criticherà o mi guarderà con tanta compassione pensando che sia una sfigata/pazza/sprovveduta/incosciente.
Mi consola il fatto che nel 99% dei casi la scintilla di invidia negli occhi si vede proprio tanto, e io me la godo, oh se me la godo! :-)

Nega Fink-Nottle ha detto...

Credo che la vita sarebbe molto più semplice se la gente smettesse di farsi gli affari degli altri e smettesse di giudicare atti/pensieri altrui.....

Gaia Marfurt ha detto...

Carino John Lennon! :)

sfollicolatamente ha detto...

Brava Marica!
Quando penso a G penso che mi auguro che sia felice, e niente piu (certo, se poi decide di non mettere a frutto il fatto di essere bilingue la diseredo, ma sono dettagli...).
Bella la citazione di John Lennon!

Moro ha detto...

Sinceramente credo che ognuno nella propria vita sia libero di fare ciò che vuole, nel rispetto degli altri, ovvio.
Sono convinto che lavorare nel campo di studi in cui è stata conseguita la propria laurea (che sia di ingegneria o meno) non sia sinonimo di felicità. Anzi penso che la laurea vada vista soprattutto come un percorso, un'esperienza che ci possa aiutare a crescere dal punto di vista culturale ed umano.

Quindi, ribadendo quanto detto dagli altri blogger, da quello che scrivi e da come lo scrivi, si sente che sei felice, è questo mi sembra l'aspetto più importante.

mariantonietta ha detto...

marica, 'sta gente fa sempre così. mi sto rassegnando ormai! :( solidarietà

Marica ha detto...

Anonimo: a parte che non e' mia amica :-D, ma ecco, non volevo intendere questo, mi sono espressa male :-/
Assolutamente NON penso che se una mamma decide di lavorare trascuri i figli, anzi... si puo' essere una brava mamma indipendentemente dal lavorare o meno, l'importante e' dare un'impronta, indicare la strada giusta, ecc... non limitarsi a fornire vitto e alloggio :-/
L'importante e' essere felici di quel che si fa :-)
Mi e' venuto spontaneo dire "faccio la mamma" :-/, la prossima volta rispondero' "mi occupo a tempo pieno di Little D".

giulia: ah ecco :-)

dario: :-) diamo tempo al tempo

tiziana: ok, ho imparato la lezione :-D

marta: tre figli... beata :-D

gaia: :-P

nega: :-D

gaia marfurt: vero!

sfollicolatamente: ahahahahaha

moro: esatto, e' un percorso...
e grazie :-)

mariantonietta: :-/

Ali ha detto...

Ognuno ha le sue priorità, non esiste scelta giusta o sbagliata... Io ho scelto, come hai fatto tu, sono molto più felice adesso e non tornerei indietro per nulla al mondo. Io non ce la farei a lasciare mio figlio al nido per tornare a fare il mio lavoro (che comunque ho sempre amato). Preferisco stare con lui e ho il lusso di potermelo permettere. :)

CherryBlossom ha detto...

Io ai tempi ho preso una laurea umanistica, quindi di solito non mi rinfacciano gli sforzi fatti perche' si sa che quelle lauree li' te le regalano anche se hai finito in 4 anni netti e col massimo dei voti. Invece mi rinfacciano spesso di aver lasciato un lavoro a tempo indeterminato e in una compagnia prestigiosa, come se il mio stipendio fosse minimamente paragonabile a quello che prende mio marito in America :-/
Quello che veramente me le fa girare, pero', e' quando la gente finge di dimenticarsi che i miei 6 annetti di ufficio me li sono fatti pure io. Anzi, se la vogliamo dire tutta prima ho anche fatto la cameriera (con tanto di pulizie dei bagni e dei pavimenti) e non me la venissero a raccontare: di duro come stare dietro a un bimbo piccolo ci sono pochi lavori. E pero' che soddisfazioni ti da fare la mamma!

Cecilia ha detto...

Questo post capita a fagiolo... mi sono letta tutti i commenti! Sono anch'io un ingegnere, ma venendo negli US ho dovuto rinunciare a lavorare. Ho solo un misero anno di esperienza di lavoro, quindi sarebbe abbastanza difficile trovare un lavoro ora come ora.
Ora ho un bimbo di tre mesi, che e' la mia gioia, e ne vorrei tanto avere altri tutti ravvicinati. Di lavorare, quindi, non se ne parla per un bel po'.
Il problema e' il danno che hanno fatto i miei genitori crescendomi: mia mamma, a cui non e' mai andato giu' il fatto di essere casalinga, mi ha cresciuto ripetendomi il mantra "figlia, lavora, se no sei nessuno, sei solo la schiava della casa come me!". Anche se razionalmente so che non e' cosi', il danno e' stato fatto. Spesso mi sento schiava della casa, poi, mi mancano l'uscire di casa, e soprattutto l'incontrare gente. Interagire con gli altri mi manca tantissimo! Prima che nascesse C potevo contare le parole che pronunciavo in una giornata...
Non lavorando, ho iniziato a seguire corsi d'arte. Spero di potermi realizzare in questo modo (l'ingegneria non mi piace molto...). I miei, e specialmente mio papa', si vergognano di questo, e hanno detto a tutti che sono ingegnere alla Qualcomm (!) o ricercatrice a UCSD (!!) e che in contemporanea mi sto prendendo la laurea in belle arti (!!!). Quando sono in Italia e incontriamo qualcuno, loro se ne escono con queste cose, in faccia a me. Inutile dire quanto faccia male essere pugnalati in pieno petto dai propri genitori... Ho dovuto tenere il gioco perche' mio papa' ha veramente un brutto carattere... Ora che ho C, pero', non credo che sono piu' disposta a subire questo: e' vero che i figli danno una forza incredibile, e tanto coraggio! Ma anche rompere con la propria famiglia non e' una scelta saggia.
Sto divagando! Vabbe', quello che volevo dire e' che ammiro tantissimo tutte voi, che state a casa come me ma riuscite a vedere il lato positivo di questo.

Moky ha detto...

Amen! Screw the relatives!

(E' che sono uno steamroller, ultimamente....)

Sammy ha detto...

é ovvio che per poter smettere di lavorare e permettersi di stare a casa bisogna avere un povero santo come marito che si sobbarchi il mantenimento di tutta la famiglia;certo,la donna è ovvio che sia contenta di godersi la crescita di un figlio,ma un padre può dire la stessa cosa quando lavora 8 ore al giorno,10 ore quando si hanno 2 ore di strada,e il figlio lo vede alle 9 di sera che già dorme nel lettino?

Marica ha detto...

ali: gia', te mi superi, perche' io al nido della palestra ogni tanto ce lo lascio :-P

cherryblossom: :-)

cecilia: ti capisco... anche i miei quando ci siamo trasferiti qui e non lavoravo mi ripetavano sempre "ma perche' non lavori? ma che aspetti? ecc".. lo capisco, perche' loro non hanno potuto fare l'universita' e si sono impegnati per farmela fare e quindi ci tengono che io metta a frutto gli anni di studio, e lo capisco... io pero' mi stavo concentrando su altro e cercavo di godermi le cose belle :-/. Da quando e' arrivato Little D invece l'argomento non e' stato piu' toccato, ora hanno capito che ho bisogno di tempo per godermi il piccolo, poi si vedra'...
Inoltre, anche nei momenti di tensione con il marito ogni tanto risbuca fuori questa cosa che io non lavoro, e quando salta fuori cosi' mi pesa devo dire...
Vediamo cosa succedera', per ora voglio "occuparmi a tempo pieno di casa e bimbi", poi quando mi sentiro' pronta cerchero' un lavoro...
[ehy, ma quanti bimbi vuoi avere? :-D]

moky: ahahahah

sammy: capisco quello che dici, ma tra me e il marito c'e' anche stato un tacito accordo: prima lavoravo anche io e il lavoro l'ho lasciato per seguirlo qui, avevamo deciso che mi sarei presa il mio tempo. D'altra parte il mio stipendio e quello di mio marito non sono mai stati paragonabili, a maggior ragione se confrontiamo quello che guadagnavo io in italia con quello che guadagna lui qui :-/. Voglio dire: quando ho smesso di lavorare l'economia famigliare non ne ha praticamente risentito, mentre ne abbiamo guadagnato in altri termini, perche' entrambi il weekend siamo diventati liberi da ingombenze domestiche ecc...
Poi con l'arrivo di Little D e' vero che sono aumentate le spese, ma con il fatto che sto a casa do' il mio contributo (vedi non pagare nidi o baby-sitter, preparare il cibo in casa ecc).
Tutto cio' perche' a mio marito piace lavorare, piace il lavoro che fa e lui stesso mi dice sempre che non riuscirebbe a stare a casa tutto il giorno con Little D come faccio io (mancanza di stimoli esterni ecc), quindi il problema non si pone. Certo se anche lui volesse il suo tempo per stare a casa cercheremmo di trovare un accordo.
Certo fare 2 ore di strada per andare e tornare da lavoro e' molto faticoso e stressante, lo so perche' l'ho fatto per 4 anni (a volte ci mettevo anche piu' di 2 ore).

Marica ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
CherryBlossom ha detto...

Sammy, capisco anch'io il tuo punto di vista, ma devi considerare che proprio perché gli expat tendono a fare lavori che richiedono orari assurdi, se anche noi mamme mettessimo la carriera davanti a tutto i nostri bambini crescerebbero praticamente solo con le tate (anche con nonni e zii da qui non si riescono a frequentare con continuità). Io, per esempio, mi dico sempre fortunata che mio marito non lavori il fine settimana (credimi è un'eccezione alla regola), ma ci sono periodi in cui è spesso in viaggio e non lo vediamo anche per 4-5 giorni :-/
Poi noto che spesso si tende a credere che solo perché viviamo all'estero abbiamo aiuti domestici ecc. Nel mio caso non è così: in casa faccio tutto io e il bimbo, a meno che non ci siano i nonni in visita, è con me tutto il tempo. Tra l'altro quando a 2 anni andrà all'asilo ho intenzione di cercare un lavoro, ma laddove fosse possibile di sicuro preferirò un part-time. Io credo che Marika con questo post non volesse dire che non lavorerà mai più in vita sua, quanto piuttosto che ha deciso di mettere la carriera in secondo piano rispetto alla famiglia. Scusate il romanzo...

Anonimo ha detto...

Ciao Marica,
verissimo quello che dici nella precisazione che hai fatto all'anonimo del 27/6.
Io penso che le scelte altrui vanno sempre rispettate, laurea o non laurea l'importante è stare bene con se stessi.
Io sono una mamma lavoratrice full time(non una donna in carriera)e lavoro non per piacere ma per dovere, anche se si possono trovare degli aspetti piacevoli anche nel lavoro.
Non penso di essere nè migliore ne peggiore di una mamma a tempo pieno. Credo che mia figlia sia serena come quella che ha la mamma sempre a casa e tal volta lo è anche di più.
Non mi trovo daccordo con quei post di alcune mamme full time che ti spiegano quanta "fatica" si fa a stare con i bambini tutta la giornata...che vuol dire? io quella fatica la conosco comunque, dopo le mie 10 ore fuori casa.

Complimenti per il tuo blog è davvero interessante ed anche divertente!!

Clea

Anonimo ha detto...

Ciao Marica,
verissimo quello che dici nella precisazione che hai fatto all'anonimo del 27/6.
Io penso che le scelte altrui vadano sempre rispettate, laurea o non laurea l'importante è stare bene con se stessi.
Io sono una mamma lavoratrice full time(non una donna in carriera)e lavoro non per piacere ma per dovere, anche se si possono trovare degli aspetti piacevoli anche nel lavoro.
Non penso di essere nè migliore ne peggiore di una mamma a tempo pieno. Credo che mia figlia sia serena come quella che ha la mamma sempre a casa e tal volta può esserlo anche di più.
Non mi trovo daccordo con quei post di alcune mamme full time che ti spiegano quanta "fatica" si fa a stare con i bambini tutta la giornata...come si può pensare che chi lavora non conosca anche questa di fatica?

Complimenti per il tuo blog è davvero interessante ed anche divertente!!

Clea

Marica ha detto...

cherryblossom: esatto... e grazie per il commento!

clea: :-)
su cosa sia piu' "faticoso" non me la sento di esprimermi