2/23/2015

1196 - Dove si vive meglio?

La classica domanda che immancabilmente qualcuno chiede all'espatriato in visita in patria e' "dove si vive meglio?", alla quale l'interlocutore si aspetta sempre di sentirsi rispondere "in Italia", ma alla quale invece l'espatriato risponde l'opposto, altimenti perche' continuerebbe a vivere all'estero?

In realta' la risposta non e' semplice.
Faccio degli esempi rappresentativi della differenza tra questi due mondi, nel bene e nel male.

1 - il bus
Negli ultimi anni qui non ho mai preso il bus (quindi la mia esperienza e' limitata), ma proprio prima di partire per la vacanza italiana, mentre guidavo, ho visto una fila di ragazzi, tutti fermi, lungo il marciapiede... la fila continuava oltre l'angolo, dove ho visto c'era la fermata del bus... erano quindi in fila, in ordine di arrivo, per salire sull'autobus.
In italia sono andata alla fermata dell'autobus, ovviamente le persone aspettavano "in ordine sparso" (e questo mi sembra normale), quando e' arrivato l'autobus si sono aperte tutte le porte e siccome era pieno-pieno nessuno ha rispettato il salire dalle porte laterali, scendere dalle porte centrali, ma ognuno ha fatto come poteva (e questo mi sembra normale, vista la situazione).
Alla fermata successiva delle persone dietro di me dovevano scendere, quindi io e altre due signore siamo scese per agevolare (??) l'uscita dei passeggeri, ma le persone che aspettavano a quella fermata ne hanno approfittato per salire prima di noi (e questo non mi sembra affatto normale.... ma purtroppo e' qualcosa che accade spesso).
Durante il tragitto mi sono ritrovata vicino a un gruppetto di tre generazioni diverse (potevano essere nonna, mamma e figlio, ma non erano imparentati) e tutti e tre si lamentavano di questa situazione... per poi concludere, tutti e tre, con qualcosa del tipo "ma anche io faccio cosi, devo fare cosi, altrimenti non riuscirei mai a salire sull'autobus".
Non dico che questo e' rappresentativo dell'Italia, ma almeno di Roma si.

2 - il biglietto e il timbro
In una delle nostre visite ad un museo qui a San Diego mi e' successo un episodio insolito.
All'ingresso abbiamo dato i biglietti all'apposito omino, il quale ci ha strappato il tagliando e ci ha restituito il resto del biglietto. Poco piu' avanti c'era una signora che metteva dei timbri sulle mani... c'era della fila per questo timbro, D era ansioso di entrare, io non sapevo a cosa servisse esattamente, allora siamo andati direttamente dentro il museo, senza timbro.
Ad ora di pranzo non avevamo ancora finito, ma D aveva fame, per mangiare bisognava per forza uscire fuori, allora (sempre restando dentro il museo) ho chiesto alla signora del timbro se era possibile uscire per pranzare e poi rientrando mostrando il biglietto, lei mi ha risposto "si, lo puoi fare mostrando il timbro".
Le ho quindi detto che non avevamo il timbro perche' eravamo entrati di fretta, ma saremmo stati ben contenti di farcelo metterein quel momento, visto che non c'era fila. Ma lei si e' irrigidita, ha risposto che non era possibile, lei era autorizzata a mettere il timbro solo alle persone che stavano entrando, non a quelle che stavano gia' dentro.... io le ho risposto che capivo il suo punto di vista, ma non vedevo qual'era il problema nel mettercelo dopo il timbro, eravamo cmq dentro il museo, ed avevamo il biglietto con la data del giorno. Ma niente, non ci fu niente da fare.
Non mi e' mai capitato l'equivalente in Italia, ma credo che nessuno si sarebbe fatto problemi a metterci quel timbro in quella situazione.

Quindi da una parte cosi


e dall'altra parte cosi


Immagini allegramente rubate dal web, giust per restare in tema.


Solo elaborando l'episodio mi sono resa conto che in realta' la signora del timbro aveva ragione.
Anche se e' una regola piccola e fessa, il suo compito e' farla rispettare....perche' se 10 o 100 persone non rispettano una regola piccola e fessa si genera il caos.


Dove si vive quindi meglio?
Io personalmente vivo meglio qui (fin quando abbiamo i soldi, perche' essere poveri negli USA deve essere qualcosa di atroce), ma manca "quel certo non so che"... "non e' proprio fame, ma piu' voglia di qualcosa di buono"....la signora del panificio (e lo stesso panificio!) che mentre serve la pizza al taglio (e la pizza al taglio!) a un cliente urla ad alta voce che sono pronti i bigne' con la crema "approfittatene signore belle!"...

Non so se ho reso l'idea.

14 commenti:

Baby1979 ha detto...

Per me che ci vivo sei stata assolutamente chiarissima (e le immagini sono perfette!0...qui il rispetto delle regole (che e' super positivo) e' portato cosi' all'estremo che non ammette eccezioni, mai. Io preferisco il senso civico che c'e' qui cmq...anche se...la pizza al taglioooooooooooo

Luciano ha detto...

Sei tornata alla grande, con una serie di post uno più interessante dell'altro.
Bentornata a casa, e non è difficile pensare qual è la tua casa.
Forse un po' di quel "qualcosa di buono" puoi trovarlo in alcune persone anche lì. Non sarà mai lo stesso del folklore italiano, ma farà piacere lo stesso.

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe tanto vivere in un pease dove esiste il rispetto per gli altri ovunque, le regole, la civiltà, ma caspita sì come mi mancherebbe quel non so che italico. bacio sandra frollini

Vittorio Scardaci ha detto...

io i paraocchi non li sopporto proprio, va bene il rispetto delle regole ma...
forse avrei chiesto di parlare col suo capo e magari avrei fatto notare che non c'era scritto da nessuna parte che il timbro puo essere messo solo quando si entra, insomma regole si, ma ben chiare, cioe' rivoltare la cosa a proprio favore ;)

Mel. ha detto...

Me lo sono chiesta spesso. In generale, secondo me, si vive molto meglio negli States (io sono una precisina di natura, quindi vivo proprio bene in un ambiente dove le regole ci sono e, per lo piu', si rispettano), pero' e' soggettivo, cioe' bisogna vedere di cosa ha bisogno una persona per vivere bene (meglio la fila ordinata o la pizza a taglio?). Io credo che noi expat entriamo in un circolo dal quale non usciremo mai, il circolo degli incompiuti: ovunque vivremo ci manchera' sempre qualcosa perche' amiamo le nostre citta' e il nostro Paese di origine, ma godiamo di una qualita' di vita migliore nel Paese che ci ospita (che poi e' la ragione per la quale, come hai ben detto, continuiamo a viverci).
Scusa, forse ho divagato.

ero Lucy ha detto...

Sono stata in un indoor playground con bimba e marito. Ci hanno fatto il biglietto e poi ci hanno messo un timbrino, solo non si vedeva, ho pensato che era finito l'inchiostro. Al momento di andar via hanno preso una luce blu e verificato la presenza del timbrino sulla pelle.
Io tonta non avevo capito, marito immediatamente, che serviva a non rapire bambini altrui. Io preferisco mille volte qua.

Marica ha detto...

Baby 1979: :-P

Luciano: si si hai ragione, mi sono circondata cmq di persone simpatiche e con cui mi sento casa... ops, tutte italiane :-D
{non so per quanto riusciro' a tenere questi ritmi con il blog... ho casa piena di polvere in compenso :-DD}

Sandra: esatto.... e' difficile trovare tutto nello stesso posto!

Vittorio: e se c'era scritto? :-D
no, non c'era scritto... non credo.. tornero' a controllare :-)

Mel: no no, non hai divagato, e' esattamente cosi'.... come diceva qualcuno e' un odi et amo...

ero Lucy: io sono stata solo in un posto come dici te, quello "del formaggio"? :-)
per il resto non mi e' mai capitato, non so quanto sia diffuso... pero' non so, quella cosa mi ha messo un po' a disagio... certo meglio stare prevenuti

lucia ha detto...

La prima e unica fila per salire sul bus l'ho vista fare in spagna e io e mauri siamo stati adeguatamente cazziati perchè non avevamo capito che le due persone che stavano aspettando con noi erano in coda :-/ però mi chiedo: qui a torino, soprattutto in centro, ci sono delle fermate dove passano anche 4/5 linee, come si farebbe a fare la fila?
Non posso dire se si viva meglio lì o qui, quello che però posso dire è che, tutte e due le volte che siamo stati in vacanza dalle vostre parti, siamo rimasti piacevolmente colpiti dall'educazione e dal rispetto per i beni comuni: sarebbe bello riuscire ad importarli anche qua. Ma temo che ci fermeremo alle catene di fast food e negozi di abbigliamento.

Marica ha detto...

lucia: infatti, sarebbe impossibile, idem a roma... .pero' un po' di rispetto ci starebbe bene :-(

NonPuòEssereVero ha detto...

Roma e i mezzi pubblici... mamma mia che incubo!!!!

Alessandra ha detto...

Ciao Marica, ti seguo da oggi :) Girovagando tra i blog sono incappata nel tuo.
Io sono sempre stata un esterofila, pur cercando di mantenere obiettività nella critica. Ho vissuto all'estero e poi sono rientrata con tutti i dubbi conseguenti, anche se si rientra in Italia si rimane nel circolo degli incompiuti, perché si è visto cosa potenzialmente c'è fuori, ci si riappropria delle cose che mancavano ma si continua a pensare a ciò che si è lasciato "là, fuori".

In questo post c'è una tua frase che mi ha fatto fermare e mi ha colpito allo stomaco "Io personalmente vivo meglio qui (fin quando abbiamo i soldi, perche' essere poveri negli USA deve essere qualcosa di atroce)".
Se scrivessi un commento a queste parole mi dilungherei in maniera confusa e noiosa. Però se tu volessi scrivere qualcosa su questa grande contraddizione americana e su come si convive con una contraddizione cosi forte, mi interesserebbe moltissimo!
Buona giornata :)

Marica ha detto...

Alessandra grazie mille per il tuo commento... ci lavorero' sopra :-D

Anonimo ha detto...

Assolutamente d'accordo. IL 98% dei nostri problemi (dalla politica alla grande corruzione nel settore pubblico e non) discendono dal non rispetto delle regole. Dalle infime regolette in su. E sono altrettanto d'accordo con il detto: "se sei ricco meglio vivere in America, se sei povero in Europa". Ma è altrettanto vero che in America le opportunità per elevarsi economicamente sono enormemente più alla portata di tutti.
Alberto

Sara Trapè ha detto...

Marica, da qualche mese leggo con grandissimo piacere e con inesauribile curiosità il tuo blog, ma ultimamente mi sto dedicando anche ai post più risalenti dato che ad ottobre mi trasferirò a San Diego pure io!

Confesso che per ora ci ho trascorso solo un paio di settimane ma la civiltà, il rispetto delle regole, l'incredibile socievolezza delle persone ed il melting pot mi hanno colpito moltissimo.

Di autobus ne ho presi molti e ho raccontato aneddoti a riguardo per due mesi, al rientro! Ho trovato autisti che, nei vari viaggi, mi hanno riconosciuta e simpaticamente indicato la fermata alla quale dovevo scendere, uno che ha fatto salire un passeggero senza soldi e lo ha discorsivamente intrattenuto con consigli turistici, un altro che ha visto una signora disabile alla fermata e ci ha fatto attendere tutti fuori, fino a che non l'ha adeguatamente sistemata sul mezzo (è sceso pure dall'autobus per aiutarla)! Che dire, fantascienza pura per un italiano.

Per il resto, spero che non sarò sopraffatta dall'ottusità di cui tutti parlano. Sarà di certo l'avventura più grande della mia vita e devo essere ottimista!