5/25/2015

1206 - A pezzetti

Le brutte notizie arrivano sempre a grappolo.

Un mesetto fa (o forse poco piu'), durante un playdate a casa di un amico di D, la mamma dell'amico mi dice che la bimba piccola (5-6 mesi) e' stata diagnosticata con autismo. Resto senza parole, le chiedo come sia possibile una diagnosi del genere a quell'eta' e lei mi spiega: non fa contatto visivo, anzi evita di guardare le persone (compresa lei stessa), piu' non sorride mai.
Mi spiace tantissimo per la bimba e per la mamma, non riesco bene a immaginare come sara' il loro futuro, vado via con il cuore pesante.
Qualche settimana dopo mi dira' che hanno gia' iniziato a fare terapia, e solo con la crescita si capira' bene il livello di autismo e cosa comportera'.

Piu' o meno nello stesso periodo, un amico di D viene diagnosticato con una forma di autismo. A vederlo e' un normalissimo bambino che fa tutto quello che fanno gli altri bambini, ma e' particolarmente intelligente ed ha dei "disagi particolari" (chiamiamoli cosi'). La mamma sospettava da tempo, una volta ricevuta la diagnosi ufficiale e' iniziato il tira e molla con l'assicurazione per farsi pagare le varie terapie, piu' le ricerche del caso per capire come affrontare il percorso scolastico nel migliore dei modi... e la resa emotiva davanti a quanto scritto nero su bianco.

Qualche settimana fa, un duro colpo.
Altro amico di D... rara malattia genetica che colpisce un caso su 6000.
Accertamenti ancora in corso, dita incrociate che i prossimi controlli vadano bene...
A quanto ho capito il bimbo andra' in ogni caso monitorato nel corso degli anni.
Cerco di essere ottimista e vedo un futuro quanto piu' possibile "normale" per loro... ma questa notizia, improvvisa, e' stata davvero un macigno sul cuore.

Stamattina.
Mi contatta su facebook una mamma di un ex-amico di D, se cosi' si puo' dire... per diverso tempo ci vedevamo spesso, poi dopo che lei ha avuto la seconda bimba i rapporti si sono allentati e non li vediamo in realta' da quasi un anno, pero' siamo rimaste in contatto "virtualmente".
Mi scrive: non so se hai saputo la notizia, ma mio figlio la settimana scorsa e' stato diagnosticato con leucemia. E poi mi ha dato il link del suo blog (chiuso) dove raccoglie aggiornamenti e sviluppi.
Ho letto come da un giorno all'altro la vita di questo bimbo (e della sua famiglia) sia stata totalmente stravolta. Ho visto le foto, di questo bimbo che ha giocato con D, che ha esattamente la stessa eta' di D, pallido su un letto (troppo grande) di ospedale. Un susseguirsi di analisi, anestesie, prelievi di midollo e l'inizio della chemioterapia.

E stasera il mio cuore e' letteralmente a pezzetti.


PS questo e' l'ospedale pediatrico di san diego, ed e' il piu' grande della california.
Sul parking lot del parcheggio dell'ospedale (a onor del vero dell'ospedale affianco, che e' quello per le donne e i neonati) c'e' questa cicogna.

5/21/2015

1205 - Hawai'i, il ritorno

E cosi' questo maggio siamo tornati alle Hawai'i.
Nel maggio 2011 avevamo visitato l'isola di Hawai'i, anche detta Big Island (la piu' a sud), mentre stavolta siamo andati a Kaua'i (la piu' a nord).


I due viaggi sono stati molto diversi.

Una caratteristica importante delle isole hawaiane e' che il lato est riceve pioggia, mentre il lato ovest e' sempre asciutto e soleggiato.
Quattro anni fa eravamo sul lato ovest, mentre stavolta eravamo sul lato est... inoltre siamo capitati in una settimana particolarmente sfortunata (credo), quindi avevamo nuvole e pioggia tutti i giorni. Certo andavamo in giro sempre in pantaloncini, maglietta e infradito... ma in quelle ore in cui c'era invece il sole era tutto un "wow, ma che bei colori!". i colori risplendevano particolarmente.

Quando leggevo la guida avevo preso nota delle cosidette "spiagge per bambini" , per soddisfare le esigenze del piccolo viaggiatore... ma non avevo capito che le spiagge non da bambini fossero totalmente inaccessibili causa onde grandi e forti. A Big Island non avevamo avuto questo problema, ogni giorno andavamo in una spiaggia diversa... mentre a Kauai siamo stati molto piu' statici, avevamo la nostra spiaggia preferita (vicino l'albergo per fortuna), e abbiamo visitato altre tre spiagge senza nemmeno passarci molto tempo.

La parte migliore di Big Island e' stata (per me!) poter visitare il vulcano, fare hiking dentro il cratere spento, andare a vedere la lava incandescente che lentamente si muove verso l'oceano, guardarne i bagliori di notte...
Kauai offre invece quello che e' chiamato anche il Gran Canyon delle Hawaii (Waiamea Canyon, foto). Com'era il Canyon? Non lo so, non ci siamo andati... sono certa che mi sarebbe piaciuto :-/
Altro spettacolo naturale di Kauai e' la Napali Coast (foto), dove le scogliere precipitano nell'oceano... questa zona e' quasi inaccessibile, ma si puo' ammirare dall'ultima spiaggia (sigh) a nord dell'isola. Nemmeno li pero' siamo andati.
In compenso abbiamo fatto altre cose: il giro in treno nella piantagione (con incluso pane da dare ai maialini che pascolavano nella piantagione) e il giro in traghetto lungo il fiume (btw, l'unico fiume "navigabile" nelle hawaii, con tanto di intrattenimento musicale a bordo), cosi' come abbiamo fatto il minigolf nel giardino botanico.

Rispetto al viaggio del 2011, dove siamo stati in contatto solo con turisti e in strutture per turisti, questa volta abbiamo interagito con persone "locali", cioe' i veri hawaiani (nei ristoranti, nei locali, in spiaggia, alle cascate), abbiamo cioe' avuto l'impressione di andare su un'isola vera con persone vere, mentre l'altra volta mi era rimasto il dubbio se gli hawaiani esistessero veramente :-).

Insomma, e' stata una vacanza poco movimentata per vari motivi (in realta' a Kauai ci sarebbe molto da fare), ma ci siamo goduti una settimana tutti e tre insieme in un bel posto.

Alcune foto.

Il primo giorno c'era il sole!
Spiaggia dei bambini (scogliera che blocca le onde)


Bella spiaggia, ma onde grandi.


Spiaggia tutta per noi... peccato non ci fosse nemmeno il sole!


Anziche' passerotti o piccioni, a Kauai ci sono galli e galline.

5/18/2015

1204 - Dalla classe al forno

Qualche giorno fa ci e' stata consegnata la foto di classe di D.
[ecco, dovrei fare anche un post sull'amore degli americani per le foto, o meglio i ritratti]
Dalla foto di classe (anche se mancano un paio di bambini) si vede che ci sono:
- 10 bambini caucasici
- 6 bambini indiani
- 5 bambini orientali.
(le maestre della sua classe sono indiane)

Non conosco tutti i genitori dei bambini, ma so per certo che a San Diego, soprattutto nella nostra zona, arrivano molti indiani e molti orientali proprio per lavorare (in campo scientifico). Anche i genitori di un paio di bambini "caucasici" non sono americani.
Non voglio certo fare un discorso di razze ed etnie, ma ricordo quello che ci aveva detto anni fa la nostra consulente dell'agenzia dell'adozione: se volete sapere l'etnia di una zona, di un quartiere, andate online a vedere la composizione etnica delle scuole. E' proprio cosi'.

[nota: Anche se siamo vicinissimi al Messico, bambini messicani non ce ne sono, almeno non qui al nord della citta'. Gli unici messicani che si vedono qui sono quelli che fanno lavori "non qualificati" (commesse al supermecato, addetti delle pulizie, giardinieri, operai ecc). E credo abitino piu' a sud, o addirittura potrebbero fare avanti-indietro dal Messico, non saprei. Cosi' come ci sono pochissimi bambini afro-american (nessuno nella scuola di D, ma in giro nel vicinato ne ho visti alcuni).]

Io sono contenta che D frequenti bambini con un background culturale diverso dal nostro (sia a scuola, sia al pomeriggio con i vari playdates).
A lui non fa nessuna differenza quale sia l'etnia degli altri bambini, ma mi piace che per lui sia normale avere amici di "tutti i colori".


Qualche settimana fa pero', mentre avevo il forno acceso per cuocere la cena, e' successo qualcosa di strano.
Si e' tolto i pantaloni e si e' sdraiato sotto il forno, dove c'e' un'apertura dalla quale esce aria calda, effetto phon per capirci. Stava li' sotto e ogni tanto si girava a pancia in sotto, per poi rimettersi di schiena dopo qualche minuto.

Gli ho chiesto cosa stesse facendo e mi ha risposto che si stava scaldando la pelle, cosi' per diventare piu' scuro, come i suoi compagni di classe.
La cosa mi ha fatto divertire :-)
Gli ho poi spiegato che non ci si scurisce con il caldo del forno, ma solo con il caldo del sole, e che in ogni caso, anche se si abbronza un po', non sara' mai scuro come altri bambini. Gli ho spiegato che il colore della nostra pelle dipende dal colore della pelle dei nostri genitori biologici, non si puo' cambiare molto.... e che tutti i colori sono belli.
Nei giorni successivi ho continuato a pensarci su', ma l'episodio non si e' piu' ripetuto, ne deduco che era stato un pensiero passeggero.